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L’Associazione della Società San Vincenzo di Vicenza ha avuto inizio il 07 Febbraio 1856. Quest’anno festeggiamo i 160 anni di servizio ai poveri in diocesi. L’associazione attualmente è composta da 45 Conf. di cui una Conf. Carcerati e dall’opera associata “Associazione Ozanam”. A Vicenza è sorta ed ha sede l’Associazione “Solidarietà e Gemellaggi”.
Alla fine del 2014 hanno chiuso 5 Conferenze e nel 2015 altre 2. Questo è dato in particolare per l’età avanzata dei vincenziani e la mancanza di nuove entrate.

Attualmente le Conferenze in Diocesi sono così distribuite:
ZONA VICENZA
Duomo-Servi-Laureate S. Croce – Carmini Murialdo-Patronato
S. Marco S. Paolo Cuore Imm. di Maria
S.Giovanni Ev – Polegge Rettorgole-Cresole S. Bertilla
S.Carlo-Villaggio d.Sole S. Giuseppe-Maddalene S. Ulderico – Creazzo
Aracoeli Santa Chiara -Mezzanino Carcerati a San Pio X
S. Pio X Bertesinella S.Cuore- Riviera Berica
Giovani Vincenziani di San Pio X

ZONA BREGANZE – SANDRIGO
S. Filippo- Sandrigo Breganze Villaverla
S.Valentino- Pozzoleone

ZONA BASSANO
S.Maria Assunta-Marostica SS Trinità-Bassano S.Maria in Colle-Bassano
Cartigliano
ZONA NOVENTA – COLOGNA VENETA
Noventa Vic. Agugliaro Sossano
Cologna Veneta Sabbion San Bonifacio

ZONA ARZIGNANO – VALDAGNO
Montecchio Maggiore Ognissanti- Arzignano Chiampo
S.Clemente -Valdagno San Paolo Apostolo – Novale

ZONA SCHIO
Magrè S.Croce – Schio M. Immacolata- Schio Sacro Cuore- Schio
S. Leopoldo Mandic- Schio San Gaetano – Santorso Marano Vicentino
Arsiero

 Contesto socio-economico in cui opera oggi la San Vincenzo di Vicenza?
La realtà socio-economica, da diversi anni, anche in Vicenza e Provincia è difficile: non si vede una vera ripresa. Molte grandi aziende sia industriali che artigianali compresi numerosissimi negozi hanno chiuso e continuano a chiudere: troppi posti di lavoro si sono persi; padri di famiglia, donne, giovani non trovano più un’occupazione sufficiente per vivere dignitosamente. I più giovani tentano di andare all’estero ma con poche possibilità e c’è chi rientra in famiglia, compresi i separati, vivendo a carico dei familiari pensionati/o.
Conseguenza: la povertà aumenta e la dignità umana è a rischio.
Troppe famiglie non arrivano a fine mese. Gli sfratti crescono, le bollette rimangono insolute e i fornitori chiudono i rubinetti del gas, della luce e a volte anche dell’acqua. Anche l’alimentazione e la cura della propria salute comincia a risentirne.
Stessa sorte per molte famiglie di migranti che dagli anni ’90 si erano inserite nel territorio ma, ora rimaste senza lavoro, sono nuovamente nella povertà. Queste, se in possesso di cittadinanza o di regolare permesso di soggiorno, o sono già rientrate al loro paese oppure cercano di spostarsi in altri paesi del Nord Europa dove hanno amici e parenti.
Aumentano le persone senza permesso, senza tetto, senza fissa dimora. I nuovi migranti vengono generalmente ospitati nelle strutture alberghiere sparse nel territorio e in alcuni casi presso le parrocchie. Con la povertà e le disuguaglianze aumentano il grado di intollerabilità e di incomprensione: la povertà fa maggiormente paura e il povero, lo straniero diventano sempre più scomodi e la capacità di mediare si fa difficile. Forse le vie da percorrere dovrebbero essere altre, vie più umane per tutti i paesi del mondo dove nessuna persona dovrebbe scappare dalla sua terra perché senza cibo, senza lavoro, senza casa, o perché violentati, schiavi, maltrattati a causa di politiche disumane, vittime delle multinazionali e di governi criminali.

 Chi si rivolge a noi?
Mentre fino a qualche anno fa si rivolgevano principalmente famiglie di migranti provenienti dai Paesi dell’Africa in particolare dal Nord Africa, da alcuni Paesi del Sud America e dall’Est Europa fino al Pakistan, India, Bangladesh e Filippine.
Attualmente il numero delle famiglie italiane, che con “descrizione” e piangendo chiedono aiuto sono continuamente in crescita. E’ notevolmente aumentato anche il numero di coloro che si rivolgono al Mezzanino per un pasto caldo.

 Quali sono le richieste più frequenti che ci vengono rivolte?
Per molti la prima richiesta è il lavoro, qualunque tipo di lavoro; per chi ha lo sfratto una casa; per chi è al freddo e senza luce il pagamento delle utenze o dell’affitto. Chiedono alimenti, indumenti, contributi per le spese mediche e visite specialistiche, libri e materiale scolastico, pagamento dei buoni pasto sia per le elementari che per le medie, contributi per le rette della scuola materna. C’è chi chiede, per i figli, un aiuto per eseguire i compiti scolastici e alcuni adulti l’ apprendimento della lingua italiana per ottenere il permesso di soggiorno.

 Come avviene lo scambio tra noi e gli assistiti?
Per ogni Conferenza le modalità di incontro e accompagnamento sono diverse. Gli assistiti si incontrano presso un centro di ascolto, un corso di lingua italiana, al doposcuola, a casa loro, accompagnandoli ad una visita specialistica, in sala di attesa, dall’assistente Sociale, in Questura o in altre strutture pubbliche, in maternità presso la culla del loro neonato, presso il letto di un ammalato o di un morente, mentre si percorre la stessa strada per tornare a casa…
L’importante è che la persona si apra, ci sia la disponibilità di ascoltarla con amore, rispetto, sincerità e fiducia percorrendo assieme un tratto del nostro cammino.

 Il servizio della visita alle famiglie, che da sempre racchiude il carisma vincenziano, in che modo viene oggi praticato nelle nostre Conferenze e con che risultati?
Molte volte ci siamo interrogati sulle modalità di come fare oggi la “visita alle famiglie”. Tempi e luoghi sono molto diversi dagli anni passati ed anche l’età dei vincenziani è cambiata. La fatica fisica nel consegnare un pacco viveri a casa loro si fa sentire, inoltre è difficile trovarli in casa e non tutti sono disposti ad aprire la loro porta.
Ecco che il “luogo-casa” per incontrare le persone, per fare un pezzo della nostra strada assieme, possiamo dire che è la “Via di Emmaus”: luogo di stanchezza, di delusione, di scoraggiamento, di tristezza, di affiancamento, che si fa condivisione, ascolto, dialogo, stupore, calore, amicizia, speranza … di occhi che si aprono e si illuminano. Ogni “luogo-casa” è buono per chi vuol relazionarsi, ascoltare perché il “volto del povero” lo si può incontrare ovunque.

 Altre attività per andare incontro a specifiche esigenze degli assistiti?
C’è chi ha organizzato il servizio “doposcuola, i corsi di lingua italiana per adulti” con anche servizio di baby syster, chi va a visitare mensilmente gli anziani nei vari istituti, chi mantiene rapporti con le assistenti sociali e con gli operatori e uffici territoriali, con la Caritas, il CSV, chi organizza piccoli mercatini per far conoscere l’importanza della San Vincenzo per sensibilizzare le comunità e avere qualche piccolo contributo in più.
La Conferenza Carcerati presta servizio di ascolto e accompagnamento sia ai detenuti che ai familiari ed inoltre, come Consiglio Centrale, da qualche anno ci siamo attivati per realizzare un progetto all’interno del carcere di “pet terapy” dove a turno alcuni carcerati possono accudire alcuni piccoli animali da cortile, tra cui delle caprette, godendo così di qualche ora in più all’aria aperta.
L’opera speciale “Associazione Ozanam” , con circa 400 volontari, associata al Consiglio Centrale di Vicenza opera in diversi settori di intervento: Centro d’Ascolto “Il Mezzanino” con mensa per gli indigenti, (fornisce settimanalmente, ben 1200 pasti: colazione tutte le mattine e cena quattro volte alla settimana), scuola di alfabetizzazione e di conversazione, assistenza legale ed amministrativa, Volontariato Ospedaliero, Trasporto malati, Promozione umana e sociale, progetti ed eventi.
Per andare incontro all’emergenza abitativa il Consiglio Centrale ha stipulato un accordo con l’Assessorato ai servizi sociali e abitativi del Comune mettendo a disposizione tre appartamenti per l’ emergenza abitativa.
Con la collaborazione “delle Suore Poverelle dell’Istituto Palazzolo”, in questi giorni si sta attivando il progetto “Casa accoglienza Ida”: un appartamento di “seconda accoglienza” per donne maggiorenni e con eventuali figli minorenni, in gravi situazioni di marginalità (carceri – violenza – sfratto – profughe). L’obiettivo è di ridare dignità e autonomia alla persona, attraverso un percorso di rispetto di se stessa, autostima e reinserimento nella società, anche attraverso la ricerca di un lavoro stabile e continuativo e di una propria abitazione.
Oltre alla raccolta annuale con il Banco Alimentare vi sono alcune Conferenze che collaborando con vari negozi alimentari e ristorazioni riescono ad avere ulteriori aiuti.

 Scambio e collaborazione tra noi e il resto della società civile (politica, scuola, altro volontariato)? Se si, come avviene?
Certamente vi è rete e continua collaborazione tra l’Associazione e le realtà presenti nel territorio: Parrocchia, Comune, Scuola, Assistenti Sociali, Servizi Sanitari, Questura, Prefettura, Centro Servizio del Volontariato, Caritas, Centro Aiuto alla Vita e le varie realtà presenti in loco.

 Quali sono le difficoltà maggiori che incontriamo nel nostro servizio?
L’età troppo avanzata di molti confratelli/sorelle è il motivo principale per cui diverse Conferenze hanno cessato il loro servizio.
La scarsità dei fondi e le maggiori richieste di aiuto obbligano a fare delle scelte non sempre facili e molte volte a sentirsi impotenti, poveri, inutili, con le mani vuote. La difficoltà di comprendere che noi non possiamo “fare tutto” e che i “poveri ci saranno sempre” ci chiede molta umiltà, abbandono, fede, fiducia nella Provvidenza e questo ci è difficile a capirlo.
La formazione, il ritorno alle nostre origini, che ci devono essere d’aiuto stentano a partire in modo sistematico e continuativo anche se si stanno facendo dei passi in avanti e quando ci si incontra ci sono sentimenti di gioia e di soddisfazione.